PHEGEUS E PEX

RAFFAELE FAMELI

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Una mattinata stupenda colorava il cielo di tonalità azzurre; Phegeus , il cavallino protettore dei bambini e gran nemico delle tempeste, pascolava in compagnia di suo padre Pegaso nel giardino di Zeus. Era molto bello vedere come Pegaso amava suo figlio; era la cosa più bella che la vita gli avesse regalato, anche se sapeva che non l’avrebbe potuto avere con sé per sempre, poiché aveva da svolgere i suoi compiti di protezione dei piccoli umani. Tuttavia, l’acerrimo nemico di Phegeus, Zu, aveva anche lui un figlio. Era nero come suo padre, e come il suo genitore era alato. Si chiamava Pex, e suo padre faceva nella sua mente mille castelli in aria. Voleva rendere il figlio suo successore e, gli insegno a colpire con tempeste e fulmini la terra. Gli insegnò pure ad odiare Pegaso e suo figlio.

 

Un giorno, Pex, pascolando, incontrò Phegeus per caso. I due cavallini avevano la stessa età. Phegeus, vedendo Pex lo salutò in modo caloroso, e lo invitò ad andare a giocare con lui. Pex, non vedeva in quel cavallino bianco il tanto temuto nemico del padre, e l’unica cosa che desiderava, come tutti i puledri era trovare un amico con cui giocare. Phegeus, aveva anche lui sentito parlare di Pex da suo padre in modo negativo, ma, vide negli occhi del puledrino nero solamente bontà e voglia di vivere.

Camminarono a lungo insieme per quel prato e il difensore dei pargoli, mostrò al suo nuovo amico la sua meravigliosa capacità di creare l’arcobaleno. Pex era estasiato da quei colori, infondo, nella sua breve vita aveva solamente visto fulmini e saette e cieli grigi, e poi, vista la sua giovane età, non aveva ancora il cuore indurito. Dimenticò presto, vedendo i colori dell’iride, le raccomandazioni del suo genitore che amava solo i tuoni. Si tratteneva a chiedere all’amico di spiegargli come si faceva quella meraviglia colorata; temeva suo padre, ma Phegeus anticipò il suo pensiero e gli disse: “Se vuoi, piccolo amico, ti insegnerò a portare i colori dell’arcobaleno in tutto il mondo! Diventerai, insieme a me, il protettore dei piccoli umani! Li dovrai consolare e voler bene! Questo è il mio destino, ma adesso sarà anche il tuo! Vuoi?” Pex non ci pensò due volte e rispose con un sorriso: “Lo voglio!”. Nacque così una stupenda amicizia che era più bella anche del sole. Dove andava uno, andava anche l’altro. Phegeus disse a Pex di non usare i fulmini, poiché era male; il nero cavallino accettò e diventò inseparabile con il suo bianco amico.

 

Zu, il padre di Pex, di questo, non ne sapeva nulla. Era convinto che suo figlio fosse quello che desiderava. Quando era con lui, erano fulmini e saette mentre quando girava le spalle erano arcobaleni uno più bello dell’altro.

L’amicizia  tra i due puledri passò inosservata per parecchio tempo. Addirittura Phegeus portava Pex con se quando andava dai bambini. Quello restava stupito quando un bambino lo abbracciava e l’accarezzava. Guardava in quei frangenti Phegeus con aria interrogativa e quello, sorridendo diceva: “Fatti abbracciare Pex! Loro hanno solo noi per difesa dalle loro paure!” Capiva, Pex solo ora che i bambini avevano paura di suo padre, infatti, più forte era un tuono e più lo abbracciavano. Di questo lui ne soffriva molto, ma quando quelli lo accarezzavano, provava una tenerezza indicibile che gli faceva dimenticare tutti gli insegnamenti di suo padre.

Pegaso fu avvertito di questa amicizia da altri cavalli e ne gioiva. Infondo aveva vinto su suo fratello Zu.

 

Quanta tenerezza riuscivano a dare insieme Phegeus e Pex! Oramai erano inseparabili, ma questo non poteva durare a lungo.

Zu, fu avvertito anche lui di tutto. Si arrabbiò molto con suo figlio, ma quello impuntandosi gli disse: “Papà! Io non voglio più far paura! Amo l’arcobaleno e voglio bene a Phegeus come se fosse un mio fratellino!” Zu, gli proibì di incontrare di nuovo Phegeus: “Mi hai deluso Pex! Come puoi fare questo a tuo padre? Non ti permettere mai più di incontrare Phegeus! Lui è il mio nemico ed è anche il tuo! Scordati di lui!” Pex, per accontentare suo padre accettò ma diventò triste ed incominciò a piangere a dirotto.

 

Non vedendolo più, Phegeus lo andò a cercare. Arrivò dove Pex abitava. Pex nel vederlo, gli corse incontro con gioia, lasciando dietro di se la scia dell’arcobaleno. “Mio padre non vuole che ci vediamo! Che cosa ingiusta! Io… io… ti voglio bene Phegeus! Per me, sei il fratellino che non ho mai avuto!” Il cavallino bianco lo leccò e gli disse: “Non sei obbligato a seguire tuo padre! Tu non sei come lui! Ti ho letto nel cuore sai… Tu sei come me!” Con un terribile tuono Zu comparve, e con gli occhi rossi disse: “Tu non sei come lui! Devi essere come me!” E volando portò via Pex. Phegeus non seppe più nulla del suo amico per tanto tempo. Volle ancora andare a trovarlo ma era sparito. Sicuramente, suo padre lo portò lontano per fargli dimenticare l’amico ed istruirlo al suo compito.

 

Passò un anno. Pex si rattristò sempre di più anche perché suo padre era divenuto  molto severo e non gli permetteva nemmeno di giocare. Addirittura cominciò a picchiarlo perché lo aveva sorpreso a fare l’arcobaleno. Fu un anno terribile per lui. Gli mancavano le carezze dei bambini ed i colori e l’affetto di Phegeus, ma di questo, di certo non ne poteva parlare a suo padre il quale non vedeva altro che tempeste. Quante zoccolate aveva dovuto subire! Ormai le zampe gli facevano un male terribile, ma, sopportava perché voleva bene a suo padre. Di notte sognava di correre felice con Phegeus e di volare dai suoi amici piccoli umani, lasciando come il suo compagno la scia dell’iride che tanto detestava suo padre, mentre di giorno erano solo botte e fulmini. Non ce la fece più! Lui era si nero come il padre ma avendo conosciuto Phegeus, nei suoi occhi, ora, risplendeva l’arcobaleno e la bontà. Piangendo lacrime di dolore, decise di lasciare suo padre e di andare via. Il suo desiderio era quello di portare i colori e non il grigio della pioggia e delle tempeste.

 

Viaggiò per più di tre giorni, e mentre volava generava i colori che Phegeus gli aveva messo nel cuore. Chi lo vedeva restava meravigliato ed ammirato. Dicevano: “Guarda Pex! Ha avuto il coraggio di seguire il suo cuore! Chissà cosa penserà suo padre! Phegeus è riuscito a cambiare la sua natura!”

Cercando Phegeus, egli aiutò milioni di bambini. Si faceva addirittura cavalcare, e se qualcuno di quelli gli tirava le orecchie, egli non protestava mai perché vedeva che i bambini giocando dimenticavano la paura. Lui desiderava solo il loro bene.

Phegeus aveva saputo di Pex ed andò a cercarlo. Si incontrarono su una spiaggia quando il sole stava per tramontare. Si leccarono come due fratelli e si misero a giocare ed a ridere a crepapelle. Erano felici e desideravano esserlo per sempre. Giocarono fino che non arrivò la notte, e poi, andarono insieme a proteggere i piccoli esseri umani che, li invocavano quando avevano paura del buio. Fecero tutto questo per tanti giorni, ma Zu aveva saputo e si infuriò. Suo figlio aveva deliberatamente scelto di tradire i suoi insegnamenti. La doveva pagare! Così andò da suo fratello Pegaso per lamentarsi, ma quello lo mandò via dicendo: “Tuo figlio non ti appartiene più! Ha trovato la sua strada e non sarai tu a fargli cambiare idea! Rassegnati fratello! Ormai Pex rappresenta come mio figlio la luce ed i colori! Difenderà i piccoli degli esseri umani da te e da tutte le loro paure! Da ora in poi ti sarà nemico! Ora Pex appartiene alla luce!” “Ma io sono suo padre!” Protestò Zu: “Come è possibile! Lui deve portare i fulmini e le tempeste come ho fatto io per secoli! E’ sangue del mio sangue! Tuo figlio lo ha sicuramente plagiato!” Pegaso, voltandogli le spalle disse: “Ha scelto la via giusta! Non puoi fare più nulla!” Zu era furioso, e alzandosi in volo con un enorme tuono disse: “O farà quello che gli ho insegnato, oppure...”

 

I due puledri non sapevano quello che sarebbe successo in seguito. Era chiaro che Zu voleva trovare suo figlio ma, il piccolino non sospettava che gli volesse far del male; così continuò nell’opera meravigliosa di protezione dei bambini ancora per tanto tempo.

 

Una sera, Pex e Phegeus, dormivano su una distesa di erba e fiori, quando furono svegliati da un tuono. Fra il sonno, Pex capì e disse all’amico: “E’ mio padre! Viene a riprendermi! Non voglio!” Phegeus rispose con una calma che sembrava riempire l’aria intorno: “Non ti preoccupare amico mio! Ci sono io! Non ti porterà con lui!” Attesero così gli eventi. Zu arrivò subito con grande fragore, e Phegeus si mise davanti a Pex come per difenderlo. “Vieni con me! Sei la mia vergogna! Vorrei sprofondare nella Madre Terra per la mortificazione che mi hai dato! Come hai potuto farmi questo? Eri il figlio del fulmine, ma adesso guarda cosa sei diventato!” Pex si mise a piangere mentre Phegeus guardava Zu in modo minaccioso dicendo: “E’ diventato quello che ha voluto! Non hai più nessun diritto o potere su di lui! Porterà i colori e la luce, non il grigio che rende tristi di cui tu sei il signore!” “Vai via! Tu non puoi capire… io amavo mio figlio…. Tu… l’hai fatto diventare come te, ed io te la farò pagare! Gli hai fatto odiare suo padre, quello che l’ha generato! Come puoi parlare così? Chi sei? Sei proprio come tuo padre Pegaso! Il sangue non mente!” Zu, dopo essersi così sfogato, cercò di colpire Phegeus con una zoccolata molto potente, ma Pex gridando: “NOOOOOO NON TE LO PERMETTERO’!!! NON FARE DEL MALE AL MIO FRATELLINO PHEGEUS CHE MI HA INSEGNATO AD ESSERE BUONO!!!!” si mise in mezzo per proteggere il cavallino bianco, e fu colpito in testa dal duro zoccolo del padre. Un nitrito di dolore si levò al cielo lancinante e poi nulla più. Pex morì così, nell’atto di protezione verso l’amico Phegeus, e restò disteso al suolo lasciando una lunga striscia di sangue sul prato.

Phegeus, vedendo il sacrificio di Pex, si mise a piangere in modo straziante. Il suo migliore amico era morto per salvargli la vita. Con gli occhi pieni di rabbia e di lacrime, il cavallino dell’arcobaleno si girò verso Zu che era rimasto immobile ed attonito e gli gridò: “Tu l’hai ucciso!!! Hai ucciso tuo figlio!!!” Quello, balbettando e tremando rispose: “Non sono stato io!!! Tutto questo è successo per colpa tua!! Lui ha cercato di difendere te, pagando lui in prima persona!! Sei stato tu ad ucciderlo con i tuoi maledetti colori ed arcobaleni!!” Phegeus, piangendo come non aveva mai fatto disse al colmo dell’ira: “Guarda il tuo zoccolo!! Cosa vedi?? C’è sopra il suo sangue!! C’è il sangue di tuo figlio!! Assassino!! Sei stato tu ad ucciderlo!! Lui voleva solo vivere e portare gioia!! Era dunque questo che volevi fare? Uccidere tuo figlio? Adesso ci sei riuscito! Zu! Ti leggo nel cuore, e con tristezza e sgomento leggo solo odio!! Adesso va via!!! Tra me e te ci sarà sempre odio!! Tuo figlio è morto da eroe!! Lascialo in pace!!! Lascialo andare in Ade nei Campi Elisi!! Di la continuerà in eterno a portare i colori dell’iride ed a proteggere i piccoli esseri umani, ed ora proteggerà anche me!!! VAI VIAAAAA!!!” Zu, se ne andò senza voltarsi. Molti giurarono che lo videro piangere.

 

Da quel giorno, Phegeus ricordò in ogni istante l’amico perduto, e quando i bambini gli chiedevano del cavallino nero, lui in cuor suo piangeva, ma sorridendo diceva: “Pex è sempre con noi!!” .

Zeus, fu molto colpito da questa storia di vera amicizia e volle ricordare Pex, il cavallino nero che imparò ad amare i colori e la vita, accendendo una costellazione per lui. Ogni volta che guarderete il cielo e osserverete la sua costellazione ricordatevi di lui! La costellazione del cavallino è Pex!

Durante i temporali, quando sentirete la pioggia cadere, ricordatevi anche che le gocce di pioggia sono le lacrime di un padre che piange suo figlio. E’ stata questa la punizione per Zu! Piangere in eterno suo figlio Pex, che ha avuto il coraggio di far entrare nel suo cuore l’arcobaleno che Phegeus gli aveva donato riconoscendo in lui la luce, che ora porterà anche a noi.

 

 

 

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